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Quanto conosciamo la celiachia?

15/ 1/ 2019

Farmacia Sant'Elena - Notizie: Quanto conosciamo la celiachia? - gennaio 2019

Quanto conosciamo la celiachia?

La patologia ha una storia lunga. Negli anni ’30 si pensava fosse una malattia esclusivamente pediatrica, che colpiva i bambini piccoli con gonfiore addominale, ipotonia muscolare, diarrea e scarso accrescimento, causando la morte nel 40% dei casi. Arrivati agli anni ’70-’80, le conoscenze erano decisamente maggiori, ma la celiachia era ancora considerata una patologia rara.

E oggi? Niente rarità: conosciamo molto meglio la celiachia e sappiamo che è causata dall’esposizione al glutine, una molecola che la scatena nelle persone geneticamente predisposte.

Oggi la celiachia riguarda circa l’1% della popolazione, ovvero colpisce una persona ogni 100. Tra queste, solo un celiaco ogni sette ha ricevuto la diagnosi.

La celiachia può esordire a qualsiasi età e viene gestita adottando una dieta rigorosamente priva di glutine. I prodotti come pane e pasta a base di frumento, segale, orzo e farro vanno sostituiti con quelli gluten free, sempre più vari sul mercato e con un profilo nutrizionale in continuo miglioramento. Tuttavia, molti celiaci, in particolar modo quelli asintomatici, sottovalutano l’importanza di aderire alla dieta. In questo modo, mettono a rischio la propria salute, non seguendo con regolarità il regime alimentare. Avviene soprattutto tra gli adolescenti, dove a trascurare la dieta senza glutine è il 30-60% dei diagnosticati.

Allo stesso tempo, intorno alla celiachia si è generata molta confusione. Molte persone tolgono il glutine dalla propria dieta, perché convinte che faccia ingrassare (e che i prodotti gluten free siano di conseguenza “dietetici”) o perché sospettano di essere celiache. Ma i medici avvertono: il fai-da-te va assolutamente evitato perché può essere rischioso, e una dieta già priva di glutine non consente di fare i dovuti accertamenti per arrivare a una vera diagnosi.

Il recente studio “Immunohistological analysis of the duodenal bulb: a new way for celiac disease diagnosis in children”, ha dimostrato l’utilità di individuare i depositi di anticorpi anti transglutaminasi IgA (anti-tTg IgA) sulla mucosa intestinale dei pazienti con diagnosi di celiachia “difficile”.

Questi pazienti hanno sintomi come anemia, dolori addominali ricorrenti e aftosi cronica della mucosa orale. Inoltre, in genere, hanno nel sangue concentrazioni di anticorpi anti transglutaminasi appena sopra la soglia di positività e spesso risultano assolutamente negativi a questi auto-anticorpi.

Nei pazienti con celiachia difficile la mucosa dell’intestino è istologicamente normale, ma la presenza degli anticorpi anti-tTg IgA in questa mucosa è l’unico marcatore specifico di malattia celiaca che, di fatto, permette di formalizzare la diagnosi. Questo lavoro ha dimostrato che la presenza di questi anticorpi nella mucosa intestinale ne precede la comparsa nel sangue, e che la terapia con la dieta senza glutine ne blocca la produzione a livello intestinale. Il risultato è un rapido miglioramento clinico del bambino.

Uno dei punti critici della celiachia è il ritardo diagnostico dopo la comparsa dei primi sintomi.
In Europa e in Nord-America si stima un ritardo di circa cinque-nove anni dopo i primi segni clinici, soprattutto tra la popolazione adulta. Questo dipende sia dall’ampia variabilità di presentazione clinica della celiachia, che va dai classici sintomi gastro-intestinali (diarrea, dolori addominali ricorrenti) a quelliextra -intestinali (ora maggioritari) come l’anemia, le lesioni dello smalto dentale e la stanchezza cronica, sia da una non sempre aggiornata conoscenza della celiachia tra i medici.

Una delle conseguenze del ritardo diagnostico è che il numero di diagnosi è inferiore a quello atteso in base alla prevalenza della celiachia tra la popolazione generale, che viene stimata all’1%. In Italia Il Ministero della Salute, nella sua relazione al Parlamento del 2016, ha mostrato che su una popolazione di 60.589.440 abitanti i celiaci diagnosticati e trattati con la dieta senza glutine sono 198.497, mentre avrebbero dovuto essere almeno 605.894.

Verosimilmente nel nostro Paese407.397 soggetti celiaci non sono ancora diagnosticati e per questo nonsono curati con la dieta priva di glutine, con possibili gravi conseguenze per la loro salute.

Altro punto critico è il fatto che molte persone iniziano a seguire diete senza glutine di propria iniziativa, su consiglio di amici e parenti o del loro medico di medicina generale. Ma lo fanno prima di accertarsi di essere veramente celiache, il che rende poi più difficile il percorso diagnostico.



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